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Le malformazioni uterine
LE MALFORMAZIONI UTERINE L’utero si forma nel corso della vita fetale a seguito della fusione di due cavità tubolari dette «Dotti di Muller». In alcuni casi tale fusione è incompleta oppure possono verificarsi delle condizioni in cui lo sviluppo dell’organo è irregolare per cui si determinano delle malformazioni dell’utero che, sulla base della classificazione proposta dalla American Fertility Society possono essere suddivise in 7 classi: 1) Classe I: ipoplasia e/o agenesia dell’utero;  2) Classe II: utero unicorne; 3) Classe III: utero didelfo; 4) Classe IV: utero bicorne; 5) Classe V: utero setto; 6) Classe VI: utero arcuato; 7) Classe VII: alterazioni correlate alla esposizione fetale al Dietilstilbestrolo (DES); Per una rappresentazione grafica di queste anomalie puoi visitare il seguente link: https://www.researchgate.net/figure/258427412_fig2_Fig-2- Uterine-anomalies-based-on-the-American-Fertility-Society-Classification-Scheme  La presenza di una di queste anomalie può senza dubbio influire negativamente sulle possibilità di gravidanza. In particolare numerosi studi hanno evidenziato come la presenza di un setto uterino determini un significativo incremento delle probabilità di aborto. Al riguardo infatti uno studio (1) ha evidenziato come l’incidenza di abortività dopo procedure di fecondazione in vitro fosse pari al 77,1 % in pazienti con presenza di un setto uterino rispetto al 16.7 % rilevato in pazienti senza malformazioni. Inoltre, sempre lo stesso studio, riferisce che l’esecuzione di un intervento di correzione del setto consente di ridurre la percentuale di abortività a livelli pressochè uguali a quelli riscontrati in pazienti senza alterazioni (29.2 % vs. 18.4 %). Ciononostante, una recente linea guida pubblicata dalla American Society for Reproductive Medicine (2), indica che ad oggi non esistono sufficienti evidenze scientifiche per affermare con certezza che la presenza di un setto uterino possa essere causa determinante di infertilità anche se, allo stesso tempo, nel medesimo lavoro si afferma che numerosi studi osservazionali indicano come l’incisione isteroscopica di un setto uterino sia associato ad un miglioramento del tasso di gravidanza in donne con problematiche di infertilità. Pertanto, in definitiva, da queste affermazioni sembra emergere senza dubbio una indicazione ad eliminare un setto uterino qualora evidenziato. Ai fini di una corretta diagnosi e quindi di un susseguente corretto iter terapeutico è peraltro importante stabilire cosa si intende in effetti per setto uterino distinguendolo dalle forme di utero arcuato in cui vi è una semplice lieve protrusione della parete del fondo uterino che in genere non è necessario trattare chirurgicamente. Sulla base della definizione data dalla American Fertility Society si può infatti parlare di setto uterino quando la lunghezza della protrusione è maggiore di 1,5 cm altrimenti si parla di utero arcuato (che non è necessario trattare). Tale diagnosi si basa essenzialmente su due indagini che in alcuni casi possono rivelarsi complementari: l’isteroscopia diagnostica e l’ecografia pelvica transvaginale tridimensionale. RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI 1) Tomazevic T, Ban-Frangez H, Virant-Klun I, Verdenik I, Pozlep B, Vrtacnik- Bokal E. Septate, subseptate and arcuate uterus decrease pregnancy and live birth rates in IVF/ICSI. Reprod Biomed Online 2010;21:700–5. 2) Practice Committee of the American Society for Reproductive Medicine. «Uterine septum: a guideline». Fertil Steril, 2016; 106: 530-40
LA PRESENZA DI MIOMI UTERINI I miomi uterini, anche detti fibromi,